DOLORE ACUTO E DOLORE CRONICO

- From: Explain Pain 2003 DS Butler and GL Moseley -
Il dolore è una esperienza universale che ci accompagna dalla nascita per tutto il corso della vita.

Tuttavia per quanto sia un vissuto comune a tutti ciascuno di noi sperimenta un' esperienza di dolore strettamente personale e individuale diversa da qualsiasi altro. 

Una survey condotta negli USA da parte dell' American Pain Foundation ha rilevato che circa il 40%-60% delle persone intervistate con dolore ha limitazioni nella vita quotidiana, lavorativa e sociale a causa di esso (American Pain Foundation 2006).

Per quanto riguarda le attività ricreative circa l' 85% delle persone con dolore cronico riportava limitazioni contro il 59% di quelle con dolore acuto (American Pain Foundation 2006).

E' chiaro quindi come il dolore sia a tutti i livelli e indipendentemente dalla sua natura una esperienza disabilitante.

Per questa ragione trattare il dolore è una sfida per qualsiasi professionista della salute che, nel rispetto delle proprie competenze, si approcci ed appassioni a farlo.

Il dolore è prima di tutto un segnale di allarme e quindi è un bene che esista e se ne faccia esperienza in quanto il nostro cervello attraverso di esso analizza situazioni di pericolo e attiva strategie di difesa adeguate.

A livello muscolo-scheletrico possiamo a grandi linee individuare due condizioni di dolore principali nei confronti delle quali attiviamo strategie di trattamento diverse.

Il primo tipo di dolore è quello acuto che nasce a livello dei nocicettori periferici del tessuto danneggiato.

Questo tipo di dolore ha caratteristiche precise relativamente ben identificabili in base al tipo di tessuto danneggiato.

Inoltre si può accompagnare anche ad altri segni e sintomi come quelli dell' infiammazione ed ha in genere un decorso legato ai tempi di guarigione del tessuto sofferente.

Il secondo tipo di dolore è il dolore cronico che pur essendo sempre una segnale di allarme per l' organismo in realtà non corrisponde più ad un danno tessutale ma ad una alterazione dei meccanismi di trasmissione e modulazione dell' informazione dolorifica a livello del sistema nervoso centrale (Yarnitsky e coll. 2010, Raphael e coll. 2009, Meeus e coll. 2008)

In genere in questi casi il paziente prova più dolore di quello che ha realmente strutturando nel tempo paure, credenze e nuovo dolore in un circolo vizioso che si auto-amplifica.

Ovviamente questo tipo di dolore è reale come quello acuto e non immaginario come si potrebbe pensare.

Le moderne neuroscienze hanno infatti individuato cambiamenti oggettivi ad esempio nei meccanismi sinaptici di trasmissione del dolore a livello dei neuroni specializzati in questa funzione (Zhuo 2007, Suarez e coll 2008).

Anche gli approcci di cura con la Fisioterapia sono quindi differenti a seconda del tipo di dolore che ci si trova a trattare.

Nel dolore acuto si attuano strategie che mirano favorire la riduzione dello stato infiammatorio e la riorganizzazione dei tessuto danneggiato.

La mobilizzazione manuale e l' esercizio terapeutico servono a stimolare la formazione organizzata di un buon tessuto cicatriziale al fine di riprendere al meglio la funzione originaria.

Nel dolore cronico invece le strategie motorie attive e approcci di tipo cognitivo-comportamentale sono di elezione (Louw 2011, Ang e coll 2010, Nijs e coll 2012).

In questo caso l' obiettivo è ridurre l' eccessiva sensibilizzazione al dolore, rimuovere paure e credenze che si possono essere strutturate nel tempo attraverso una graduale esposizione al dolore.

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